La figura di San Francesco di Paola è stata caratterizzata da tantissimi avvenimenti ed episodi di varia natura che hanno reso la sua opera una grande scuola di vita e di comportamento. Citiamo all’uopo alcune sue celebri esortazioni, diversi passi delle Regole e dei Codici che fanno del Santo Paolano, anche nel terzo millennio, un modello ed un esempio da seguire nelle problematiche quotidiane della nostra esistenza.
Il digiuno purifica la mente, sublima i sensi, sottomette la carne allo spirito, rende contrito ed umiliato il cuore, disperde i focolai della concupiscenza, estingue gli ardori della libidine ed accende la fiaccola della castità (IV Regola, VII, 29).
- Da fanciullo, alla madre Vienna: Madre mia, io andrò a giocare con loro (i suoi coetanei), se così vi piace, ma ciò farei solo per ubbidirvi, perché il mio piacere più grande è di stare sempre unito con Dio.
- Ai suoi Religiosi: Obbedite con umiltà ai vostri Superiori perché l’ubbidienza è il fondamento della Religione.
- Sulla carità verso il prossimo.Consiste la carità verso il prossimo nell’aiutarlo con le opere e consolarlo con le parole. Per mantenervi nella carità bisogna che vi uniate con Dio, il quale è la vera carità, e poi, come suoi imitatori, comunicarvi con la carità al prossimo, soccorrendolo, amandolo e pregando per esso.
Tutto il mio desiderio è di restare ciò che sono, di vivere in ogni tempo e in ogni luogo l’ultimo di tutti. Senza umiltà non è sorte alcuna di virtù, e dov’è l’umiltà sono tutte le virtù. E’ figliuola della carità. Ai suoi Frati: Tanta sarà la vostra perfezione, tanto più grande sarà la vostra umiltà.
Ai suoi Religiosi: Il motivo per cui ci siamo riuniti è quello di praticare il Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo e di vivere in Dio Signore nostro con un cuore solo ed un’anima sola (I Regola, I, 1).
- Sullo spirito di penitenza.
- Ai suoi Religiosi: Credetemi, il demonio è sospinto da una grande collera contro i servitori di Gesù Cristo. Quando non può nulla sulle anime, se la prende con i loro poveri corpi e li fa soffrire con ogni maniera.
- Il Giovedi Santo 1507 ai Frati, tenendo tra le mani il fuoco appiccato alle assi di legno della stanza dal braciere arroventato: Siate certi, fratelli, che non è più difficile a chi ama Dio osservare quanto gli ha promesso, di quello che sia a me il tenere tra le mani questo fuoco.
- Sulla povertà, da lui definita nutrice dell’umiltà.
- Da fanciullo, a Roma, contro il lusso e l’opulenza dei religiosi, presagio dell’idea di riforma della Chiesa di quel tempo, nei confronti del Cardinale Giulio Cesarini (o Guglielmo de Stagno): Gli Apostoli di Gesù Cristo non andavano per via con tanta pompa!
- Ai suoi Religiosi: La povertà, ecco la vostra dama, la vostra sposa, la vostra regina, ripetendo le parole di San Francesco d’Assisi. Il frate povero è il signore del mondo e, poiché ha gettato in Dio ogni suo affanno, egli possiede in dominio nella fede tutti i popoli (I Regola, VI, 16).
- Al re di Francia, tramite la servitù della corte: Dite a sua Maestà che questi utensili preziosi sono inutili a poveri eremiti; per noi bastano una scodella, una tazza di legno ed una pentola di creta.
La preghiera penetra là dove la carne non può arrivare (IV Regola, VIII, 35). Chi ben fa, sempre prega. La preghiera ben fatta può ogni cosa.
- Sulla conversione del cuore.
Và, pulisci la tua casa (la tua coscienza) e di bene in meglio sii buon cristiano CPC, t. 5).
Chi non ha fede, neanche può avere grazie (CPC, t. 4). Non siate uomini di poca fede ma riponete nel Signore la vostra speranza. Nelle afflizioni non è degno di ricevere gli aiuti del Cielo chi, nella prosperità, li ha disprezzati.
La devozione non sta nelle pezze, ma nelle buone opere.
Perdonatevi scambievolmente in modo tale che neppure dopo pensiate all’ingiuria ricevuta. Fate cessare in voi l’ira e uccidete il ricordo del male. Chi ha la carità rigetta ogni vendetta, chi invece conserva l’inimicizia si accumula un lavoro inutile (I Regola, X, 38).
L’autorità è sempre servizio e mai potere (II Regola, V, 32; III Regola, V, 31).
Ogni cosa per amore e niente per forza. Erra chi procura la sanità del corpo con la morte dell’anima. Nelle correzioni si deve mescolare il vino con l’olio e la giustizia con la misericordia (IV Regola, IX, 39). La sapienza di questo mondo è stoltezza agli occhi di Dio (CPT, t. 38).
Dove è l’amore non si conosce né fatica, nè disagio.
Chi ripone la sua speranza in Dio, ottiene ciò che desidera.
Il troppo parlare non è senza peccato.
Ai suoi Religiosi: La solitudine è il mio paradiso. La preghiera, la contemplazione delle cose del Cielo, sono il vero e più naturale nutrimento delle nostre anime, le sue sole delizie e la suprema felicità.
Amate la pace perché è il migliore di qualsiasi tesoro che i popoli possano avere. E’ una santa mercanzia che merita di essere comperata assai cara.
Il numero e l’altezza delle vostre virtù saranno in proporzione del grado della vostra umiltà … . La prosperità e gli onori di questo mondo spesso sono causa della nostra perdizione. Tenete il cuore in alto e non cercate la vanità della terra (I Regola, IX, 35).
L’uomo che si curva sulla zappa si prostra innanzi a Dio.
All’Uditore Regio di Cosenza, tramite un suo maggiordomo: Dite al vostro padrone che non stia a cercare l’altrui, se non vuole perdere il proprio. Faccia egli di vivere da buon cristiano, badando soprattutto ad amministrare la giustizia con quella imparzialità ed esattezza che esige il suo ufficio e richiede il bene del popolo (CPC, t. 4).
- Come maestro di valori umani e sull’inviolabilità della persona.
A nessuno costituito in autorità è lecito umiliare o opprimere il fratello (II Regola, V, 32).